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Potenza

Datevi al meglio della vita  
     Ben trovati!!! Ricomincia  il nostro percorso vocazionale diocesano.
     Pubblicheremo mensilmente un contributo  per facilitare l’animazione della veglia vocazionale di adorazione mensile fornendo un  percorso tematico in continuità con il tema della 57esima  GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI che si svolgerà il 3 Maggio 2020.
PRESENTAZIONE DEL TEMA
   «Cercare il Signore, custodire la sua Parola, cercare di rispondere ad essa con la propria vita, crescere nelle virtù, questo rende forti i cuori dei giovani. Per questo occorre mantenere la ‘connessione’ con Gesù, essere ‘in linea’ con Lui, perché non crescerai nella felicità e nella santità solo con le tue forze e la tua mente […]. Non confondete la felicità con un divano […] lasciate piuttosto sbocciare i sogni e prendete decisioni. […] Vivete! Datevi al meglio della vita!» ( PAPA FRANCESCO, Christus vivit, 158.143).
    Il tema proposto per l’anno pastorale 2019-2020 evidenzia lo stretto legame tra vocazione e felicità. Il latino fēlix deriva dalla stessa radice verbale fē – ‘allattare, nutrire’ – di fēcŭndus ‘fertile, produttivo’. La felicità ha a che fare con la fecondità, una vita felice è una vita feconda; in questa prospettiva, il tema è estremamente vocazionale (cf. FRANCESCO, Evangelii gaudium, 278).
     Fecondità, fa rima con ‘relazione’ – non si può essere fecondi da soli – e ‘vocazione’ conduce, alla sua radice, alle sorgenti della fecondità: «Per quanto tu possa vivere e fare esperienze […] non conoscerai la vera pienezza dell’essere giovane se non incontri ogni giorno il grande Amico, se non vivi in amicizia con Gesù» (PAPA FRANCESCO, Christus vivit, 150).
     «In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società rendendola più umana e fraterna» (PAPA GIOVANNI PAOLO II, Veglia a Tor Vergata, 19 agosto 2000).
Datevi, allora, al Meglio della vita!
Uniti nella preghiera,
vi auguro un fruttuoso cammino personale e pastorale.
Don Giuseppe Ferraiuolo
    «La fede cristiana non è un’idea, ma una vita». «La fede è un dono ai credenti comunicato attraverso la Comunità, la quale da parte sua è frutto del dono di Dio».
     Per un verso la fede è un contatto profondamente personale con Dio, che mi tocca nel mio tessuto più intimo e mi mette di fronte al Dio vivente in assoluta immediatezza, ma al tempo stesso questa realtà massimamente personale ha inseparabilmente a che fare con la comunità. La fede non è un prodotto della riflessione e neppure un cercare di penetrare nelle profondità del mio essere. La fede deriva dall’ascolto (fides ex auditu), ci insegna san Paolo. L’ascolto a sua volta implica sempre un partner. Perché io possa credere ho bisogno di testimoni che hanno incontrato Dio e me lo rendono accessibile. Nessuno può credere da solo, così come nessuno può vivere da solo. Nessuno si è dato la fede da se stesso, così come nessuno da se stesso si è dato l'esistenza. Il credente ha ricevuto la fede da altri e ad altri la deve trasmettere. (CCC 166); lo stesso Sacramento del Battesimo che mi genera alla fede richiede il noi della Chiesa.
    La Lumen Fidei (n.22) riprende questa concezione della fede che sa di essere se stessa solo dentro  la Chiesa:
« […] Il credente impara a vedere se stesso a partire dalla fede che professa: la figura di Cristo è lo specchio in cui scopre la propria immagine realizzata. E come Cristo abbraccia in sé tutti i credenti, che formano il suo corpo, il cristiano comprende se stesso in   questo corpo, in relazione originaria a Cristo e ai fratelli nella fede. L’immagine del corpo non vuole ridurre il credente a semplice parte di un tutto anonimo, a mero elemento di un grande ingranaggio, ma sottolinea piuttosto l’unione vitale di Cristo con i credenti e di tutti i credenti tra loro (cfr Rm 12,4-5). I cristiani sono “uno” (cfr Gal 3,28), senza perdere la loro individualità, e nel servizio agli altri ognuno guadagna fino in fondo il proprio essere. La fede ha una forma necessariamente ecclesiale, si confessa dall’interno del corpo di Cristo, come comunione concreta dei credenti. È da questo luogo ecclesiale che essa apre il singolo cristiano verso tutti gli uomini».
IN ASCOLTO DELLA PAROLA
Atti 2,42-47      
    «Erano perseveranti nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Ognuno era preso da timore; e molti prodigi e segni erano fatti dagli apostoli.  Tutti quelli che credevano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le proprietà e i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno.  E ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio, rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme, con gioia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che venivano».
PER MEDITARE
    Dai discorsi di Papa Francesco, (Udienza generale dell’11 settembre 2013 a San Pietro) :
        La Chiesa «ci genera nella fede, per opera dello Spirito Santo che la rende feconda, come la Vergine Maria. La Chiesa e la Vergine Maria sono mamme ambedue». Così Papa Francesco nell’udienza generale dell’11 settembre 2013 a San Pietro. «Noi – ha proseguito – non diventiamo cristiani da soli e con le nostre forze, ma la fede è un regalo, è un dono di Dio che ci viene dato nella Chiesa e attraverso la Chiesa. Quello è […] il momento in cui ci dona la vita di Dio, ci genera come madre. Se andate al Battistero di San Giovanni in Laterano […] all’interno c’è un’iscrizione latina che dice più o meno così: “Qui nasce un popolo di stirpe divina, generato dallo Spirito Santo che feconda queste acque; la Madre Chiesa partorisce i suoi figli in queste onde”. È bello, eh?». «La data del battesimo – ha ricordato – è la data della nostra nascita alla Chiesa, la data nella quale la mamma Chiesa ci ha partorito […]. Quando oggi tornate a casa, andate a cercare bene qual è la data del vostro battesimo», «per ringraziare il Signore», «per averla nel cuore e festeggiarla». Una mamma, ha poi aggiunto, «con grande cura aiuta i suoi figli a crescere […]. La Chiesa come buona madre fa la stessa cosa: accompagna la nostra crescita trasmettendo la Parola di Dio, che è una luce che ci indica il cammino della vita cristiana; amministrando i Sacramenti. Ci nutre con l’Eucaristia, ci porta il perdono di Dio attraverso il Sacramento della Penitenza, ci sostiene nel momento della malattia con l’Unzione degli infermi». «Nei primi secoli della Chiesa – ha concluso -, era ben chiara una realtà: la Chiesa […], mentre “fa” i cristiani, è anche “fatta” da essi […]. Tutti partecipiamo della maternità della Chiesa, tutti siamo Chiesa: tutti; affinché la luce di Cristo raggiunga gli estremi confini della terra».
PER PREGARE
Salmo 44 (vv. 1-8)
O Dio, noi abbiamo udito con i nostri
orecchi, i nostri padri ci hanno raccontato
l'opera da te compiuta ai loro giorni,
nei tempi antichi.


Tu con la tua mano hai scacciato nazioni per stabilire i nostri padri;
hai distrutto popoli per far posto a loro.

Infatti essi non conquistarono il paese con la spada, né fu il loro braccio a salvarli,
ma la tua destra, il tuo braccio,
la luce del tuo volto, perché li gradivi.

Sei tu il mio re, o Dio,
sei tu che dai la vittoria a Giacobbe!
Con te noi abbatteremo i nostri nemici,
nel tuo nome disperderemo i nostri avversari.

Io non confido nel mio arco,
e non è la mia spada che mi salverà;
ma sei tu che ci salvi dai nostri nemici
e copri di vergogna quelli che ci odiano.

In Dio ci glorieremo ogni giorno,
e celebreremo il tuo nome in eterno.
La pace è innanzitutto dono di Dio e poi opera dell'uomo.
Presentazione
“La Chiesa, nel primo giorno dell’anno, invoca in modo speciale il bene sommo della pace, e lo fa, come la Vergine Maria, mostrando a tutti Gesù”, perché “Egli è la nostra pace” e al tempo stesso è la “via” attraverso la quale “gli uomini e i popoli possono raggiungere questa meta, a cui tutti aspiriamo”.
 La pace non può essere ridotta a semplice assenza di conflitti armati, o, secondo la concezione ebraica e  romana, ad accordo fra le parti, che si riconoscono reciprocamente diritti e possibilità di vita, limitando ciascuno le proprie esigenze. La pace va compresa piuttosto come « il frutto dell'ordine impresso nella società umana dal suo divino Fondatore. Dove e quando l'uomo si lascia illuminare dallo splendore della verità, intraprende quasi naturalmente il cammino della pace.
   La guerra ha origine dal cuore dell'uomo, la sregolatezza del cuore, eco di un cuore non ordinato perché non  libero, l’assolutizzazione  del proprio punto di vista, come metro esclusivo di valutazione del bene e del male, e conseguentemente del proprio interesse, costituiscono i veri antagonisti della pace, e il loro frutto, frutto di separazione e di isolamento, è   il relativismo.
  Delineata in questo modo, la pace allora si configura come dono celeste e grazia divina, che richiede, a tutti i livelli, l'esercizio della responsabilità più grande, quella di conformare la storia umana all'ordine divino.  Quando viene a mancare l'adesione all'ordine trascendente delle cose, come pure il rispetto di quella « grammatica » del dialogo, il conoscere camminando insieme,  che è la legge morale universale,  la pace diventa o una mera  facciata o un’utopia.
  Questa trasformazione in profondità dello spirito e del cuore esige certamente però un grande coraggio, il coraggio dell'umiltà e della verità, disponendosi  a intravedere, nella speranza e con pazienza, anche ciò che ancora non si vede.
In ascolto della Parola
Efesini 2,13-18
Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace,
e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce,
distruggendo in se stesso l'inimicizia. Egli è venuto perciò ad annunziare pace
a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini.  Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.
Per meditare
C'era una volta un vecchio saggio seduto ai bordi di un'oasi all'entrata di una città del Medio Oriente.
Un giovane si avvicinò e gli domandò: "Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città?"
L'uomo rispose a sua volta con una domanda: "Come erano gli abitanti della città da cui venivi?"
"Egoisti e cattivi. Per questo sono stato contento di partire di là".
"Così sono gli abitanti di questa città",
gli rispose il vecchio saggio.
Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all'uomo e gli pose la stessa domanda:
"Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?"
L'uomo rispose di nuovo con la stessa domanda: "Com'erano gli abitanti della città da cui vieni?"
"Erano buoni, generosi, ospitali, onesti. Avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli!"
"Anche gli abitanti di questa città sono così",
rispose il vecchio saggio.
Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all'abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò si rivolse al vecchio in tono di rimprovero:
"Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone?
"Figlio mio", rispose il saggio, "ciascuno porta nel suo cuore ciò che è. Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui. Al contrario, colui che aveva degli amici leali nell'altra città, troverà anche qui degli amici leali e fedeli. Perché, vedi, ogni essere umano è portato a vedere negli altri quello che è nel suo cuore."
Per pregare

Salmo 37
I MITI POSSEDERANNO LA TERRA   
  Non adirarti contro gli empi non invidiare i malfattori. Come fieno presto appassiranno, cadranno come erba del prato.
 Confida nel Signore e fà il bene; abita la terra e vivi con fede. Cerca la gioia del Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore.
 Manifesta al Signore la tua via, confida in lui: compirà la sua opera; farà brillare come luce la tua giustizia, come il meriggio il tuo diritto.
  Stá in silenzio davanti al Signore e spera in lui; non irritarti per chi ha successo, per l'uomo che trama insidie.
   Desisti dall'ira e deponi lo sdegno, non irritarti: faresti del male, poiché i malvagi saranno sterminati, ma chi spera nel Signore possederà la terra.
  Ancora un poco e l'empio scompare, cerchi il suo posto e più non lo trovi. I miti invece possederanno la terra e godranno di una grande pace.
  L'empio trama contro il giusto, contro di lui digrigna i denti. Ma il Signore ride dell'empio, perché vede arrivare il suo giorno.
Gli empi sfoderano la spada e tendono l'arco per abbattere il misero e l'indigente, per uccidere chi cammina sulla retta via. La loro spada raggiungerà il loro cuore e i loro archi si spezzeranno.
  Il poco del giusto è cosa migliore dell'abbondanza degli empi; perché le braccia degli empi saranno spezzate, ma il Signore è il sostegno dei giusti.
 Conosce il Signore la vita dei buoni, la loro eredità durerà per sempre. Non saranno confusi nel tempo della sventura e nei giorni della fame saranno saziati.
  Poiché gli empi periranno, i nemici del Signore appassiranno come lo splendore dei prati, tutti come fumo svaniranno. L'empio prende in prestito e non restituisce, ma il giusto ha compassione e dá in dono.
   Chi è benedetto da Dio possederà la terra, ma chi è maledetto sarà sterminato. Il Signore fa sicuri i passi dell'uomo e segue con amore il suo cammino. Se cade, non rimane a terra, perché il Signore lo tiene per mano.
  Sono stato fanciullo e ora sono vecchio, non ho mai visto il giusto abbandonato né i suoi figli mendicare il pane. Egli ha sempre compassione e dá in prestito, per questo la sua stirpe è benedetta.
 Stá lontano dal male e fà il bene, e avrai sempre una casa. Perché il Signore ama la giustizia e non abbandona i suoi fedeli; gli empi saranno distrutti per sempre e la loro stirpe sarà sterminata. I giusti possederanno la terra e la abiteranno per sempre.
  La bocca del giusto proclama la sapienza, e la sua lingua esprime la giustizia; la legge del suo Dio è nel suo cuore, i suoi passi non vacilleranno. L'empio spia il giusto e cerca di farlo morire. Il Signore non lo abbandona alla sua mano, nel giudizio non lo lascia condannare.
 Spera nel Signore e segui la sua via: ti esalterà e tu possederai la terra e vedrai lo sterminio degli empi. Ho visto l'empio trionfante ergersi come cedro rigoglioso; sono passato e più non c'era, l'ho cercato e più non si è trovato.
 Osserva il giusto e vedi l'uomo retto, l'uomo di pace avrà una discendenza. Ma tutti i peccatori saranno distrutti, la discendenza degli empi sarà sterminata.
  La salvezza dei giusti viene dal Signore, nel tempo dell'angoscia è loro difesa; il Signore viene in loro aiuto e li scampa, li libera dagli empi e dá loro salvezza, perché in lui si sono rifugiati.

"I DIECI COMANDAMENTI"
PER GIOVANI
OGNI MARTEDì ALLE 20:00
Parrocchia Santa Chiara
rione macchia giocoli
Potenza

"I DIECI COMANDAMENTI"
PER ADULTI
OGNI LUNEDI' ALLE 20:00
C/O
PARROCCHIA SANTA CHIARA
RIONE MACCHIA GIOCOLI
A POTENZA
Riprenderemo il corso de "i dieci comandamenti" per i GIOVANI il 29 gennaio 2019 alle ore 20:00. Ci incontremo presso l'Istituto delle Suore Canossiane, in via Ettore Ciccotti n°28 (PZ).
 
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